Le prime ambulanze radiologiche

All’inizio della prima guerra mondiale, molti degli eserciti in conflitto si dotano di impianti radiologici sia negli ospedali militari sia negli impianti mobili, ad esempi nelle ambulanze “in prima linea”.
In merito, è passato alla storia l’impegno di Maria Skłodowska, nota come Marie Curie, nel progettare impianti autotrasportati, chiamati “petite Curie”. Marie si occupa anche della loro gestione sul campo di battaglia e dell’assistenza ai feriti, validamente coadiuvata dalla figlia Irene con la quale si occupa di formare anche gli addetti all’esecuzione degli esami radiologici. Madame Curie si prodiga per far allestire in Francia ambulanze radiologiche, procurando così l’emulazione degli eserciti degli altri paesi belligeranti. Scrive la Curie in una sua successiva memoria: ‹‹I raggi X non hanno avuto che un utilizzo limitato fino allo scoppio della guerra. Diviene così impossibile limitare al tempo di guerra le concezioni che hanno prevalso in modo definitivo. Il diritto all’esame radiologico, o al trattamento con i raggi X, è, d’ora in poi, per tutti i malati, un diritto generale e incontestato, e si vedrà nascere dopo la guerra un’organizzazione destinata a rendere questo diritto effettivamente operante››.
Anche il Servizio Sanitario dell’Esercito Italiano, durante la prima guerra mondiale, si dota di alcune ambulanze radiologiche, alla guida delle quali spesso si pongono i medici.
È la ditta Balzarini, su progetto di Felice Perussia, a costruire ambulanze radiologiche militari, per l’Esercito Italiano e per la Croce Rossa. Tuttavia l’idea di mantenere in uso apparecchiature radiologiche trasportabili a dorso di mulo, già sperimentata precedentemente con successo, non viene comunque abbandonata, in quanto consente maggiore versatilità di trasporto anche in caso di vie di comunicazione impervie, o di difficoltà a reperire pezzi di ricambio per le vetture, o di carenza di carburante.
Durante la guerra balcanica del 1912, viene utilizzata un’ambulanza militare italiana con a bordo la strumentazione radiologica per eseguire centinaia di radiografie non solo su soldati italiani, ma anche, su richiesta di ospedali della Croce Rossa austriaca, francese, russa e montenegrina su soldati di altre nazionalità feriti o infortunati.
Unica nota negativa  di non poco rilievo, quei primordiali impianti mietono, fra le generose operatrici, non poche vittime, stroncate talvolta dalle “subdole” radiazioni da loro somministrate senza opportuni ed avanzati sistemi di protezione per se stesse.

ADA FICHERA

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI E SITOGRAFICI

  •  C. CROSBY, The Passionate Years, New York 1935
  • M. CURIE, La Radiografia e la Guerra, Parigi 1912, traduzione G. Trivia 2010, p. 51
  • www.cimetrincee.it

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